Tra le calli antiche
che portano al molo
sta la mia vita.
Aspetto la versiera del lago
miscuglio di vento e destini.
I monti, giganti buoni,
s’inchinano nell’acqua
ferma di piombo,
scaglie d’umanità celata
agli angoli, senza parole.
Le ultime folaghe
starnazzano tra i canneti.
Ti ho trovata, ancora lì,
tra le barche, sapessi
almeno insegnarti a sognare
sogni veri,
tu eri e sei zolla calda
tu eri e sei l’orizzonte
tu eri e sei l’agguato.
Attorno al falò danzi,
corpo nudo, fianchi lucenti,
virgulti senza pudore.
Brucio di fuoco,
nella carne,
brucio d’incanto.
Tu mi conosci,
caparbio cerco l’amore,
poi ci muoio dentro,
così l’anima mia
annega nello Stige.