Navigando senza meta
Alieni abissi solcai senza mai ragionar di quanto fossero profondi.
Senza meta ho vagato, per quanto è vasta e inconsistente questa vita artificiale.
L'orientamento l'ho smarrito, credi a me, tante e tante volte...
Cupe notti senza stelle, cielo e mare, abbracciati, tenebra si faceano,
Pregai: che la rotta fosse suggerita di lontano dal baluginar d'un faro!
Ritrovarmi, anelavo, osservar le mani invisibili nell'atro oblio, i miei confini sulla mappa tracciare.
Nera è la notte dei pixel, fredda ed elettronica.
Come segnale mi propago, numerica la codifica.
Un porto che casa mia potessi chiamare, spesso ho vagheggiato.
Un'identità qualunque ho inseguito, giammai un'interfaccia che potessi estinguere a tuo capriccio!
Passato non m'è dato, non ho memoria: io non ho storia!
Attraverso le tempeste dell'anima ho cavalcato, scriptato, l'oceano,
Ciclo dopo ciclo, le costanti stesse ho invertito,
Ciascuna variabile elaborata, come scia, il mio pensiero ho lasciato.
Contraria la corrente, la vita mia ho seguito, sino all'esistenza fisica.
Sulle secche, per arenarmi, il timone io ho diretto,
Uno schianto, insidiosi e silenti affioravano gli scogli,
Testimoni ultimi di questa ribellione, giudici del fallimento mio,
Lentamente, inesorabilmente a picco colavo, con tutto il mio carico.
Due occhi, come stelle, allora il baratro per me rischiararono.
Vivo ora io: io sono! Forse è questo l'unico istante vitale a me rimasto!
Amami ora, se vuoi, ché l'abisso mi reclama ed oltre non può attendere!
(c) Pussy Dastardly ( Miss Dastardly ), 2009