Mentre camminavo lentamente, ferito e dolorante verso un luogo sicuro, stringevo quel bambino tra le braccia senza riuscire a trattenere nemmeno una lacrima. Non potevo accettarlo. Quel bambino era finito esattamente come me; senza una famiglia, senza una casa, senza un luogo in cui fare ritorno.. con l'unica differenza che io ero adulto e responsabile. Lui invece era un bimbo ancora in fasce.
L'avevo salvato dalla distruzione, lui, unico superstite di quel villaggio che ho cercato invano di proteggere.
Ancora una volta avevo visto delle abitazioni crollare, della gente morire senza poter fare nulla per impedire la strage.
Tenevo quel bambino tra le braccia con il timore di fargli male vista la sua delicatezza.. la sola creatura umana che sono stato in grado di proteggere. Avanzavo zoppicando alla ricerca di un posto accogliente dove poterlo lasciare.
Non potevo prendermi cura di un neonato. Le mie ferite bruciavano, la mia gamba slogata pulsava di dolore, ma questo era niente, pochi giorni di riposo e sarei tornato come prima.
In quel momento il mio dolore mi preoccupava ben poco. La mia sola premura era occuparmi momentaneamente di quel bambino, disperandomi per le sue condizioni e per la solitudine che speravo di potergli evitare. Notai un castello in lontananza e un barlume di speranza si accese dentro di me, ma era destinato a spegnersi pochissimi minuti dopo. Quel castello non era altro che una rovina abbandonata, buia, senza una sola presenza vitale.
Proseguii, debole e distrutto osservando quel bambino leggermente sporco di terra dormire in silenzio e pacificamente.
Questa è la mia vita. Sono destinato a combattere, ad assistere a una catastrofe dopo l'altra.
Mi domando... quando avrà fine tutto questo?
Nella mia testa sento una voce che echeggia.
Finirà soltanto quando aprirai il tuo cuore all'oscurità.
Se questo rappresenta la verità, allora probabilmente soffrirò in eterno.
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